Partendo dall’affermazione del sig. Vizzari riportata su dissapore.com e continuando questa discussione “l’oggettività non esiste in un giudizio … Come diciamo al Grand Jury Européen du Vin: ‘un insieme di soggettività qualificate può costituire un inizio di oggettività’”
“Partendo da questo ottimo spunto come concilia questa bella teoria con quello che poi fa in pratica? Pare che quando formula valutazioni non tiene neppure conto delle “soggettività qualificate” dei suoi più stretti collaboratori. L’articolo di Santa di Salvo (responsabile campana della Guida Espresso) attribuisce il massimo punteggio alla cucina, quello di G.Dente attribuisce un bel 18/20 (G.Dente all’epoca era il vice direttore della guida dei ristoranti d’Italia dell’Espresso)”.
Riporto gli articoli per completezza :
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Articolo : “Il Paradiso non può attendere” di Santa di Salvo – Il Mattino 29 Giugno 2008
W. Apple jr era un epicureo di classe. Prima di morire, nell’ottobre 2006, ci ha lasciato un testamento gastronomico che il New York Times ha pubblicato come summa di una vita da giornalista giramondo che amava i migliori ristoranti, “quelli che valgono il prezzo di un biglietto aereo”. Dei suoi dieci preferiti uno solo era in Italia : il Don Alfonso di S.Agata sui Due Golfi. Singolarmente nella traduzione italiana dell’articolo, la Repubblica optò per una selezione arbitraria dei dieci top: e Don Alfonso scomparve. Certo, nessuno a distanza potrà immaginare una stupida autocensura eppure resta il sospetto che di noi . Di noi del Sud – quasi in automatico si riesca molto più facilmente a parlare male che bene.
Se l’argomento monnezza ispira (giustamente) indignati editoriali, aspettiamo ancora chi ci racconti con ugual vigore il Paradiso. Per esempio questo relais di sogno completamente rinnovato che Alfonso, Livia, Mario ed Ernesto Iaccarino hanno trasformato sontuosamente con quel pizzico di geniale follia che sa travolgere qualsiasi ostacolo. Dalle suites raffinate dai colori solari alla megacucina più bella del mondo, dove ciascuno di noi vorrebbe esibirsi almeno una volta nella vita: stupendamente divisa tra passato e futuro, tra ceramiche di Vietri e de grassatori, rituali antichi ai fornelli e celle frigorifere ipertecnologiche. Sedersi a tavola dalla famiglia Iaccarino, nella sala di un biancore luminoso, con morbidi tocchi di colore che declinano dal fucsia al glicine, è una esperienza magica. Quaranta dipendenti per cinquanta coperti. Miracolo per equilibrio di sapori e commovente per cultura e un’accoglienza signorile e familiare al tempo stesso. I sapori di un tempo riaffiorano dalla memoria: l’olio della cultivar Nocellara, il burro artigianale, le uve biodinamiche, le verdure croccanti di Punta Campanella. Del magnifico menu resta indimenticabile il riso carnaroli alle spezie mediterranee, crostacei e spinaci selvatici. , perché ha il profumo di duemila anni di storia. Uguale fascino sa sprigionare la cucina di Ernesto nei mezzi paccheri di Gragnano con favette , piselli, cipolle alici di Cetara e una spolverata di caciotta “pezzottella” e nei cappelli di pasta farciti di maialino nero con fonduta di parmigiano. Da Don Alfonso i sapori sono emozioni, perciò si spera che apra presto quel “laboratorio” annesso alla biblioteca dove esercitare la ricerca enograstronomica in diretta. Dalla pezzogna all’alloro al capretto lucano alle erbe, la degustazione scorre lasciando tracce durature nel paalto e nel ricordo. I dolci sono elegantissimi: dal concerto ai profumi e sapori di limone all’impressionismo di crema e zabaione al caffè, bello come un quadro cubista ma molto più saporito.
la responsabile campana della Guida Espresso, Santa di Salvo
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Articolo : “Don Alfonso un piacere lungo 117 anni” di Giacomo A. Dente – Il Messaggero 2 Ottobre 2007
Ci sono delle storie che sono davvero belle da raccontare. In questo caso parliamo del Sud, di famiglie, di passioni che attraversano le generazioni!, di scommesse giocate con tenacia contro ogni ostacolo. La famiglia è quella Iaccarino, ovvero di color che hanno saputo sdoganare la cucina napoletana da ciarpami e folklore e farne – anche al di fuori delle case- un grande soggetto di alta gastronomia a livello internazionale. Si deve ad Alfonso con la moglie Livia un lavor insostituibile approfondimento dei sapori delle radici, oltre che di pensata costruzione di nuove presentazioni, nuovi accostamenti, nuovi equilibri. Senza mai tradire le radici, però. Una storia che ha reso un bel paese, S.Agata sui due Golfi, celebre anche in angoli di mondo legittimati a ignorarne l’esistenza, grazie al fatto di essere il paese del Don Alfonso, vale a dire un locale da anni inserito nelle “top ten” dei gourmet giramondo. Don Alfonso dal 1890 recita l’insegna: sarebbe stato quindi un peccato che questa storia non continuasse anche nel XXI secolo con nuova linfa. Un pericolo scongiurato perché la nuova generazione ha portato grande qualità nella continuità. Mario si occupa di numeri e di ospitalità con un tocco di generosa eleganza, mentre in cucina Ernesto esprime una vitalità che si traduce in piatti di grande energia e di tecnica e palato generosi. Un innesto, a fianco di Alfonso, che ha visto in questi ultimi tempi anche una totale ristrutturazione del locale negli spazi, nelle camere, oltre che in una cucina immensa ed elegantissima, che unisce le classiche maioliche locali con tecnologia avveniristica.
Una armonia che esce potente da piatti di solare equilibrio come il gazpacho di pomodori San Marzano (sublimi) con montata di basilico e scampi appena scottai, oppure nel gioco di contrasti che esprimono il pollo di campagna con purea di sedano riduzione di aceto balsamico e arance amare. Altro piccolo capolavoro da provare sono i cappelli di pasta (pasta ricca, come per le feste) farciti di maiale nero con fonduta di parmigiano, mentre una emulsione di barbabietole rende stuzzicante un fritto di gamberetti e calamaretti con alghe e ortaggi. A tutto si aggiunge la forza di prodotti che sono orto, mare, natura senza compromessi, una carta dei vini aperta ad ogni tentazione e un servizio professionalissimo e sorridente. Davvero un Sud della qualità e dell’intrapresa che fa onore all’Italia che cucina e non solo.
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Cosa ne pensate di queste soggettività?
Scritto da Gli Amici di Don Alfonso
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non ci sono parole di fronte alle orazioni di vizzari…fate quello che dico io , ma non quello che faccio io!!
chi vuole prendere in giro con questa storia che lui è oggettivo!!!???
ugo
Quest’uomo è una contraddizione vivente……
Carissimi amici e colleghi era da tempo che questa bomba doveva scoppiare, e mi fa piacere che sia scoppiata adesso ci voleva propio, dobbiamo seguire le sue direttive e i suoi consigli quando visita le nostre realta’…………fa finata di pagare ma se lo fai pagare si incazza e te la fa’ pagare dopo……che dobbiamo fare.
Bravo fede e ugo
caio TOMMAS
PS: sper che un di ne scoppi una con il gambero……furfanti e ladroni…loro